Per me, voler bene significava sedersi vicini a pranzo, scambiarsi le matite, discutere di dinosauri e sapere quali merende l’altro odiasse.
Così strinsi le spalle.
«Forse.»
Il suo viso si illuminò all’istante.
Poi mi venne in mente un’altra cosa.
Ultimamente mio cugino più grande non faceva altro che parlare di una cosa chiamata “ballo di fine anno”. Da quel che avevo capito, era un ballo importantissimo a cui partecipavano i ragazzi quasi adulti.
«Ma prima», dissi a Noah, «dobbiamo andare al ballo di fine anno.»
Sbatté le palpebre.
«Cos’è il ballo di fine anno?»
«Il ballo a cui vai quando sei quasi adulto.»
Ci pensò su per qualche secondo.
Poi tese il mignolo. «Una promessa?»
Agganciai il mio dito al suo.
«Una promessa.»
Poi, a sei anni, me ne dimenticai quasi.
Noah no.
Dodici anni passati a crescere insieme.
La nostra amicizia aveva resistito a ciò che spesso allontana gli amici d’infanzia.