Quando avevo sei anni, promisi al mio migliore amico affetto dalla sindrome di Down che saremmo andati insieme al ballo di fine anno… tra dodici anni, mamma…
La sera del ballo, mia madre chiuse a chiave la porta della mia camera; poi mi rivelò la verità sul mio migliore amico.
La sera del ballo, mia madre chiuse a chiave la porta della mia camera.
Fu allora che capii che c’era qualcosa che non andava.
Noah mi stava aspettando al piano di sotto.
Sentivo la sua voce filtrare attraverso il pavimento, seguita dalla risata di mia zia. Era arrivato indossando l’abito blu scuro di cui parlava da mesi e un papillon che aveva comprato con un anticipo assurdo perché, a suo dire, non ci si poteva fidare che i negozi avessero a disposizione abbastanza scorte delle cose importanti.
Avrei dovuto essere lì con lui.
Invece, ero ferma in camera mia mentre mia madre girava la chiave nella serratura alle nostre spalle.
“Mamma?”
Mi guardò con un’espressione indecifrabile.
“Stasera puoi andare al ballo con Noah, Kristina”, disse.
Incrociai le braccia.
“Ma prima, voglio che tu ascolti una cosa.”
“Riguardo a cosa?”
Non rispose per un istante.
Il suo sguardo vagò verso la porta chiusa.
Poi tornò su di me.
“Riguardo a Noah.”
Sentii un nodo stringermi lo stomaco.